La struttura

Il B&B Palazzo Solimena è un elegante struttura sita al primo piano dell’omonimo Palazzo.

Dal settecentesco cortile, attraverso un ingresso indipendente, si accede ad un’antica scala in marmo, con una bellissima ringhiera in ferro battuto.

Recentemente ristrutturata, salvaguardando le caratteristiche tipiche delle case napoletane del settecento e mettendo a norma di sicurezza tutti gli impianti tecnologici, è arredata con mobili antichi, e in stile, solo i letti sono moderni. La stanze sono decorate in colori tenui, con i soffitti a vista con le travi in castagno del 1700.

La struttura è dotata di sistema automatico di illuminazione di emergenza. L’ingresso e le aree comuni sono videosorvegliate.

L’area reception è un accogliente soggiorno, con uno scrittoio ed un tavolo dell’ottocento, una fornita libreria ed un pianoforte. Una fornita biblioteca è a disposizione degli ospiti, con vasto assortimento di libri di tutti i generi letterari e sulla cultura napoletana.

Da qui si accede ad un area soppalcata riservata alla colazione.

Dalla reception si accede anche ad un terrazzino che si affaccia all’interno del cortile dello storico Palazzo.

E' presente un Kit di pronto soccorso.

 

 

 

 

Francesco Solimena


Francesco Solimena

Francesco Solimena (Serino 1657, Napoli 1747) può considerarsi uno degli artisti più significativi dell’arte tardo barocca italiana.

Il padre, Angelo Solimena, pittore naturalista, lo formò nella sua bottega e collaborò con lui per gli affreschi del periodo giovanile.

L’incontro con Luca Giordano e Mattia Preti gli diede l’impulso decisivo, portandolo a esprimersi entro i canoni del barocco romano e della tradizione pittorica napoletana.

Tuttavia fu sempre capace di infondere originalità e carattere ai lavori che gli venivano commissionati. In particolare, le scene coreografiche e le costruzioni architettoniche molto elaborate furono uno dei suoi tratti distintivi, come testimoniano gli affreschi nelle chiese di San Paolo e San Domenico Maggiore a Napoli.

Tutti gli ambienti culturali napoletani risentirono dell’influenza di Solimena, che fu anche poeta, scultore, precursore dell’arte presepiale, architetto.

Tutta Napoli conserva capolavori di Solimena: la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, l’ospedale Santa Maria della Pace, la chiesa del Gesù Nuovo (la parete all’ingresso del Gesù Nuovo), la Cappella di San Filippo Neri nella chiesa dei Girolamini.

 

La “Cacciata di Eliodoro” – affresco, Napoli chiesa del Gesu’ Nuovo

Ma niente forse dà testimonianza dell’attaccamento di Solimena per la sua città, come il dipinto del cittadino più illustre, il San Gennaro benedicente datato 1702 attualmente esposto nelle gallerie del museo del Tesoro di San Gennaro.

 

Palazzo Solimena

 

Palazzo Solimena

Il palazzo di Francesco Solimena è un prodotto dell’eccellenza napoletana, costruito dalla genialità di Francesco Solimena, e non esclusa la partecipazione straordinaria di Ferdinando Sanfelice, Giovan Battista Nauclerio e Domenico Antonio Vaccaro.

 

Si erge sul colle di San Potito, una delle zone di Napoli tra il borgo dell’Avvocata e Sant’Andrea delle Dame, ed è visibilissimo da piazzetta del Museo Archeologico assieme al palazzo Cito di Melissano alla sua sinistra ed alla chiesa di San Giuseppe dei Nudi.

 

L’immobile è stato semidistrutto una prima volta durante le sommosse delle Quattro Giornate di Napoli del 1799, una seconda volta durante i bombardamenti del 1943, ed una terza ed ultima volta con il terremoto del 1980.

 

Il palazzo in questione, il più bello di tutto il quartiere, fu modificato nell’aspetto originario costituito da un corpo di fabbrica principale: una casa palaziata e vari altri elementi immobiliari installati tutto intorno nell’ambiente circostante secondo le regole edilizie relative ai periodi delle prammatiche vicereali, accorpati e costruiti in tempi diversi fino a tutta la seconda metà del Seicento. Il palazzo mantenne sempre vita autonoma rispetto al nucleo primitivo, che, agli inizi del Settecento verrà definitivamente modificato secondo lo schema attuale impostato proprio dall’abate Ciccio, l’alias affidato alla persona di Francesco Solimena.

 

 

 

Facciata del Palazzo SolimenaL’abate Solimena il palazzo lo acquisterà nel 1710.

Anche se marginale rispetto alla produzione pittorica, Francesco Solimena comunque si distinse per notevoli capacità architettoniche dimostrate nella facciata della chiesa di San Giuseppe dei Vecchi, sempre su a San Potito, il portale della chiesa di San Nicola alla Carità a via Toledo a ridosso di piazza Carità, e la cupola della chiesa di Santa Maria della Sanità nel popoloso quartiere di Barra.

 

Il palazzo presenta la facciata scompartita da un ordine gigante di lesene corinzie. Chiaramente ispirata all’arte di Michelangelo, tutte quante appoggiate su di un massiccio piano basamentale in pietra grezza del Vesuvio.

Rigorosamente semplice e formale, lo si nota chiaramente esser una stretta rielaborazione tutta napoletana di un esempio di basamento romano, con portale ad arco, timpano spezzato sorretto da lesene bugnate in un unico profilo ribassato.

 

Per quanto riguarda la restante organizzazione spaziale del palazzo essa è inchiavardata attorno all’asse ”ingresso-cortile scoperto-giardino”. Sulla parete di fondo dell’immobile tre ingressi alle scuderie furono impreziosite da cornici di piperno con motivi fantasiosi, di cui quella centrale, la più grande e forse anche la più riuscita in termini di resa, presenta una mostra massiccia con ai lati reggiredini in pietra calcarea, scudi araldici ed abbeveratoi ancora in piperno (opera realizzata nel 1718 dai pipernieri Tommaso Cortese e Nicola Pagano).

 

 

Fig. 1 – F. Schiavoni e altri, Pianta del Comune di Napoli, 1872-80, dettaglio dell’area intorno al Museo Nazionale.

La rampa di accesso al palazzo, l’attuale via Salvatore Tommasi, questa rampa si deve ricercare nel piano urbanistico voluto per Napoli da Ferdinando II di Borbone, nella seconda metà dell’ottocento.

Di tale piano urbanistico faceva parte il nuovo “quartiere museo” che doveva svilupparsi intorno a due importanti edifici pubblici: il Palalzzo degli studi (attuale Museo Archeologico di Napoli) e le Fosse del Grano (a ridosso dell’odierna Via Pessina) e per il quale era previsto un nuovo assetto stradale.

 

Infatti, degli edifici residenziali, fu realizzata la nuova strada che servì a collegare Via Toledo con il Museo Archeologico e da lì, attraversando Santa Teresa degli Scalzi ed il Corso Amedeo di Savoia, arrivava a Capodimonte.

 

 
 
 

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